Tumore al seno: pochi screening, il 35% delle donne lo scopre da sola

Sono ancora troppo pochi gli screening per il tumore al seno e il 35% delle donne scopre il cancro da sola con l’autopalpazione. La percentuale poi varia da regione a regione; “Se a livello nazionale nella fascia di età 50-69 anni a farlo sono il 60% circa delle donne, la percentuale arriva a oltre l’80% di copertura delle regioni del nord a scende sotto il 40% al sud”. A fare il punto della situazione è il presidente della Lega Italiana per la lotta contro il tumore (Lilt), Francesco Schittulli, in occasione della conferenza stampa per il lancio della 24/esima edizione…

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Cancro al seno: un gene legato al sonno incide sulle metastasi

(Tratto da Reuters Health) – La diffusione del cancro al seno può essere influenzata da un gene “circadiano”. Ricercatori statunitensi in un recente studio, pubblicato sulla rivista Plos Genetics, avrebbero dimostrato che le variazioni di un gene coinvolto nei ritmi circadiani che controllano dalla divisione cellulare al sonno, potrebbe favorire la diffusione del tumore della mammella ad altri organi. Negli studi effettuati sui topi, i ricercatori hanno evidenziato come avere tipologie lievemente diverse del gene Arntl2 possa contribuire alla diffusione delle cellule tumorali. Analizzando i geni di pazienti con carcinoma mammario, gli studiosi hanno scoperto che almeno una variante di…

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Ooforectomia: protezione da tumore mammario differisce con mutazioni BRCA1/2

I dati di un ampio studio prospettico suggeriscono che l’ooforectomia bilaterale riduca il rischio di tumore mammario nelle donne in età premenopausale con mutazioni BRCA2, ma non in quelle con mutazioni BRCA1, per quanto si tratti di dati che necessitano di ulteriori indagini. Lo studio è stato condotto su 3.700 donne da Steven Narod del Women’s College Research Institute and Hospital di Toronto, secondo cui quanto riscontrato ha importanti implicazioni cliniche. Le portatrici di mutazioni BRCA presentano un elevato rischio vitalizio di sviluppare tumori mammari, ovarici e mammari controlaterali e per quanto l’effetto dell’ooforectomia sui tumori mammari nel complesso non…

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Fecondazione in vitro e rischio tumore mammario: dati rassicuranti

La stimolazione ovarica per la fecondazione in vitro non incrementa il rischio di tumore mammario. In un gruppo di più di 25.000 donne seguite per più di 20 anni dopo i trattamenti per la fertilità, il rischio di tumore mammario nelle donne sottoposte a fecondazione in vitro non è risultato marcatamente diverso da quello della popolazione generale o di quelle sottoposte a trattamenti diversi. Secondo Alexandra van den Belt-Dusebout del Netherlands Cancer Institute di Amsterdam, autrice dello studio, questi risultati sono rassicuranti visti i punti di forza dello studio e la costanza dei risultati, ed il rischio non aumenta con…

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Le microcalcificazioni: cosa sono?

Le calcificazioni, o le microcalcificazioni, non sono necessariamente l'espressione di un processo tumorale e possono anche indicare situazioni benigne, riscontrabili, ad esempio, nelle galattoforiti e, in genere, in un normale processo di invecchiamento dei "canali" della ghiandola mammaria, nonché nella fase di climaterio e menopausa. A volte rappresentano invece il "segnale" di una neoplasia, che va asportata, chirurgicamente, al più presto. Le microcalcificazioni sono il risultato del deposito di sali di calcio all'interno della mammella dovuti a processi di proliferazione accelerata delle cellule. Per questo, quando viene eseguita una mammografia si valuta con particolare attenzione una serie di aspetti relativi…

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Linfedema e fisioterapia

In alcuni casi, l’asportazione dei linfonodi ascellari, ed in minor misura del linfonodo sentinella, può rallentare la circolazione della linfa dell’arto, che si accumula nei tessuti, potendosi tradurre in un gonfiore visibile di tutto il braccio o di parti di esso oppure della mammella. La linfa che ristagna origina il cosiddetto linfedema, che si può formare gradualmente nell'arco di pochi giorni o anche dopo diversi anni dall'intervento. I più comuni sintomi del linfedema sono: il gonfiore, il senso di pienezza e pesantezza del braccio interessato, la difficoltà ad alzare l’arto, l’irrigidimento della pelle, la riduzione della capacità motoria o della…

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Tumore al seno: chemio più efficace del 22% se la paziente è normopeso

La risposta ai trattamenti antitumorali chemioterapici è influenzata anche dal peso corporeo. E’ quanto si evidenzia in un recente studio pubblicato sulla rivista internazionale Cancer Biology & Therapy, condotto dalla Fondazione Pascale di Napoli in collaborazione con la Temple University di Philadelphia (Stati Uniti). Lo studio ha coinvolto circa un centinaio di donne giovani, con età media inferiore o uguale a 45 anni, e ha dimostrato – in accordo con ricerche precedenti – che l’Indice di massa corporea (Imc) è un importante indicatore prognostico e predittivo, a breve e lungo termine, dell’efficacia di una chemioterapia neoadiuvante, effettuata cioè prima della…

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Chirurgia ovarica preventiva: beneficio esteso a molte donne

L’attuale soglia di rischio per ricorrere alla salpingo-ooforectomia preventiva (RRSO) dovrebbe essere dimezzata nelle donne che hanno almeno 40 anni e presentano un elevato rischio di tumore ovarico. Nel Regno Unito la RRSO è disponibile soltanto nelle donne a cui il rischio vitalizio di sviluppare un tumore ovarico supera il 10%, ma l’efficacia di questa soglia non è mai stata testata adeguatamente. Secondo un modello sviluppato da Ranjit Manchanda del Barts Cancer Institute di Londra, ridurre la soglia al 4% non soltanto migliorerebbe la speranza di vita, ma presenterebbe anche un buon rapporto rischio/beneficio, e contribuirebbe a compensare l’attuale mancanza…

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Tumore mammario: semplici domande predicono declino dopo trattamento

Entro un anno dall’inizio del trattamento, molte donne anziane con tumore mammario in stadio precoce perdono la capacità di effettuare alcune attività della vita quotidiana, ed un questionario in 13 punti può aiutare a prevedere questa eventualità. Secondo uno studio condotto su 184 donne da Cynthia Owusu della Case Western Reserve di Cleveland, una paziente su 5 perde le abilità funzionali necessarie a vivere indipendentemente nella comunità e nella propria casa, ed il punteggio a questo questionario, che era stato originariamente concepito per gli anziani non oncologici, è fortemente predittivo delle pazienti maggiormente colpite da questo fenomeno a distanza di…

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Radioterapia mammaria: trattenere il respiro risparmia tessuto sano

Le donne possono imparare a trattenere il respiro per lunghi intervalli durante la radioterapia mammaria, e con questa tecnica possono aiutare a minimizzare il danno a carico del tessuto sano. In un recente studio condotto da Michael Parkes dell’Università di Birmingham su 15 pazienti, a seguito di apposite istruzioni le partecipanti hanno imparato a trattenere il respiro per una media di 5,3 minuti. Se il tumore rimane immobile, è possibile risparmiare il tessuto circostante. La radioterapia viene attualmente somministrata con il torace sgonfio, ma se si somministra con il torace gonfio, la mammella viene allontanata ulteriormente da strutture vitali come il cuore. Il polmone pieno d’aria,…

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